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venerdì 4 dicembre 2009

Quanto è importante la prosodia

La prosodia è qualcosa di invisibile, eppure di essenziale:

1) per la comprensibilità del parlato - e cioè per evitare che l'ascoltatore straniero debba confessare di non capire un'acca della sua lingua quando viene parlata da noi (a volte, lo studente che ha imparato una lingua straniera si offende e non riesce a credere a tali affermazioni, ma non è una forma di scortesia o di razzismo: spesso, per lo straniero che ci ascolta, è la pura verità...) - e

2) per la sua giusta interpretazione "fine" - e cioè per evitare che l'ascoltatore straniero capisca la nostra frase come una domanda, mentre voleva essere un'affermazione.

In ogni lingua ci sono elementi che vanno al di là dei singoli suoni - rappresentati da lettere o segni vari. Sono elementi meno facili da notare perché raramente hanno una qualche forma di visualizzazione/trascrizione e, in Occidente, si tende - erroneamente - a ritenere che ciò che non si vede non esista.

Per esempio, ci sono delle tempistiche precise nel "recitare" le sillabe di ogni parola: alcune sillabe sono brevi, altre lunghe. Questo aspetto di ritmo e durata non ha sempre una sua "segnaletica" grafica - per esempio, l'italiano non ce l'ha. Cionondimeno, è essenziale imparare i giusti schemi ritmici di una lingua per evitare di essere incomprensibili. Provate ad ascoltare un Filippino o un Cinese che abbiano imparato a produrre i giusti suoni, ma non con la giusta tempistica. Il vostro orecchio verrà depistato ed accadrà qualcosa di singolare: riconoscerete i suoni, ma non le parole. Insomma, non recepirete il significato. L'italiano vi sembrerà una lingua estera. Sentirete un guazzabuglio quasi inestricabile, del tipo: "Per mette Dio tenere fe tedi pa neto stato morbi de edora te inunun icoci clodico tu ra", al posto di: "Permette di ottenere fette di pane tostato morbide e dorate in un unico ciclo di cottura".

Ma esistono ancora altri parametri affinché la propria pronuncia risulti totalmente compatibile con le procedure di decodificazione e comprensione del parlato da parte dell'ascoltatore.

C'è, per esempio il parametro dell'intonazione. Esso è un "effetto" di tipo melodico o "musicale" prodotto dalla variazione dell'altezza dei suoni durante la pronuncia delle parole di una lingua. In molte lingue a diversa intonazione corrispondono diverse funzioni grammaticali o diversi significati. In italiano, ad esempio, l'intonazione consente solo di distinguere una frase affermativa ("Sei un amico") da una frase interrogativa ("Sei un amico?") ed ha una propria segnaletica corrispondente (punto fermo o esclamativo e punto interrogativo). In altre lingue questa distinzione viene resa con l'aggiunta di una modificazione dell'ordine delle parole (come ad esempio nell'inglese: "You are a friend / Are you a friend?"), pur possedendo anche un codice grafico uguale all'italiano. Per lo straniero, è importante imparare a replicare le intonazioni giuste per evitare spiacevoli incomprensioni (per fare un esempio italiano, avrei voluto affermare che mi sei amico e, invece, lo dico in un modo che mette in dubbio il fatto, perché mi "esce" una domanda...).

C'è, infine, l'accentuazione di parola che permette la messa in rilievo di una delle sillabe che la compongono (c'è differenza tra "àncora" e "ancòra"). La messa in rilievo può essere realizzata:

a) attraverso il rafforzamento dell'intensità (accento dinamico o espiratorio) o

b) con un aumento dell'altezza della voce (accento musicale).

Ogni lingua li possiede entrambi, ma uno tende solitamente a prevalere sull'altro, così che, mentre nel greco classico abbiamo un accento prevalentemente musicale, nel latino si è verificato il contrario.

Riguardo all'accento, c'è da notare che una frase viene letta tutta d'un fiato come una "superparola", o quasi. Generalmente, non si dice: "Posso / Portarle / Il / Conto / O / Lo / Vuole / Più / Tardi?", ma si dice: "Possoportarleilconto olovuolepiutardi?". Ebbene, proprio perché le parole non si pronunciano come unità isolate, ma a blocchi, spesso c'è un "superaccento" dell'intera frase o di tutto un blocco su una parola o due - e quindi su pochissimi concetti - che sono i più importanti. Lo studente di una lingua, per risultare comprensibile, dovrà imparare queste accentuazioni.

Inoltre, dovrà tenere conto che per alcune lingue certe enfasi devono essere date da accentuazione e parole specifiche, mentre in altre lingue possono essere date solo dall'accentuazione: per tradurre "Sei proprio tu!" in inglese, dovremo sfruttare solo la voce, ossia l'accentuazione, e - graficamente - il maiuscolo (o il corsivo), perché l'inglese non possiede la parola "proprio" nel senso richiesto dalla frase in esame. Quindi: "It's YOU!"...

Tutte queste caratteristiche del parlato (e dei codici grafici corrispondenti, quando ci sono...), prese insieme, costituiscono la prosodia di una lingua.

La prosodia è ciò che ci fa percepire come dei nativi, dei madrelingua, non la pronuncia dei singoli suoni. Tant'è vero che spesso, per problemi traumatici o congeniti, ci possono essere persone che non riescono a produrre correttamente i suoni (c'è chi ha la "r" moscia, chi non riesce a fare la "s" o chi ha altri difetti di pronuncia), ma che, ciononostante, vengono presi ugualmente per italiani e non per francesi, ad esempio. La prosodia è l'inflessione, la cadenza tipica di una data lingua e può essere riprodotta al di là dei suoni che si o che non si utilizzano. C'è un "modo" inglese di parlare l'italiano, nel senso che posso fare anche i suoni giusti dell'italiano (proprio giusti, con la "t" debole e non esplosa, ecc.), ma con una "accento" britannico, per cui sarò riconoscibile come inglese, anche in un colloquio brevissimo!

Nel nostro Metodo, c'è una fase propedeutica, in cui si cerca di impegnare tutta l'attenzione dell'allievo su questi aspetti "raffinati" della produzione linguistica, in cui si cerca di indurre l'allievo a percepire e riprodurre la cadenza, la prosodia della nuova lingua, al di là dei contenuti.

Il bambino impara la prosodia della sua lingua ascoltandone gli "schemi sonori" nel ventre della madre, prima di poter capire.

Tra l'altro, ascoltare il parlato tra i forti rumori del torrente circolatorio ed attutiti dai liquidi e dai tessuti dell'organismo materno non può aiutare l'apprendimento dei suoni della lingua, perché arrivano indistinti, ma aiuta solo l'apprendimento dell'intonazione, degli accenti, della tempistica e della "musicalità" di una certa lingua.

sabato 28 novembre 2009

Alla ricerca delle pronuncia perfetta

Scrivere in L2 e riconoscerne gli scritti è importante perché oggi la comunicazione scritta è molto più utilizzata di un tempo (SMS, segnaletica e cartelloni vari, e-mail, maggior diffusione di libri/giornali, uso dei sottotitoli in TV, ecc.).

Ciononostante, resta importantissima la pronuncia, perché la comunicazione umana si effettua in modo più naturale attraverso il parlare.

Ecco che, allora, è fondamentale avere una buona pronuncia.

Spesso le lingue possiedono lettere graficamente uguali e da ciò si può essere indotti all'erronea convinzione che anche i suoni corrispettivi siano uguali.

In realtà la "T" di un Tedesco non ha molto a che fare con la "T" di un Italiano. Inoltre, tali "T" sono diverse dalla "T" di un Inglese. Ma l'occhio rileva sempre una stessa forma, uno stesso carattere...

In alcuni casi, la lieve differenza (lieve secondo quale scala e secondo chi?...) di una stessa lettera tra due lingue può essere importantissima in una delle due. Per esempio, all'orecchio di un Inglese la "P" letta da un Italiano suona sempre come "B", dato che gli Inglesi sono abituati a considerare "P" solo un suono che sia chiaramente "esploso". Ora, se vi arrischiate a sostituire con una "B" tutte le "P" presenti (anzi "bresenti"...) in una lingua, produrrete ("brodurrete"...) un effetto fastidioso nel madrelingua e non è escluso che diciate parole (anzi, "barole"...) diverse da quelle che volevate dire, con conseguenze ... "imbrevedibili"... Per esemplificare in italiano, c'è una bella differenza tra il fatto che io mi metta a "pelare" - magari delle patate - o mi metta a "belare" come una pecora...

Per questo, nel nostro Metodo si fa vedere la forma scritta delle parole solo dopo averle ascoltate più volte ed aver prodotto una buona approssimazione dei giusti suoni da parte dell'allievo. Infatti, senza le forme grafiche - e cioè lo scritto - la mente è meno "legata" e può percepire i suoni come realmente sono, senza ridurli agli schemi fonetici già noti. In ogni caso, la parte più razionale della mente viene coinvolta lo stesso, attraverso spiegazioni dettagliate di come produrre correttamente i vari suoni (posizionamento e dinamica delle varie parti dell'apparato fonatorio). Tali indicazioni fonologiche vengono fornite durante i primi tentativi di imitazione da parte dell'alunno. In tali spiegazioni si evita la comparazione con terze lingue.

mercoledì 4 marzo 2009

Lo specchio

Una delle difficoltà a parlare una lingua straniera è causata dall'inconsapevole convinzione di non potere (o addirittura di non dovere) produrre suoni "estranei". Altrimenti, si è "finti", o "strani", "pazzi", ridicoli... Tale convinzione può essere stata assimilata - anche erroneamente - in maniera e per ragioni sconosciute nell'arco della propria vita. In altre parole, può succedere che il nostro inconscio fraintenda certe stimolazioni a cui siamo stati sottoposti e che, al di là delle intenzioni dei nostri educatori, noi abbiamo accettato - o, diremmo quasi, "prodotto" - un comando sempre "acceso" che riduce, limita le nostre reali capacità. Un modo piuttosto semplice per indurre il superamento di un tale comando autoimposto ed inconsapevole, un metodo efficace è quello dello specchiamento.

Lo specchiamento è una procedura molto coinvolgente. L'allievo si trova davanti ad uno specchio apposito, su cui ci sia spazio per l'immagine sua e di alcune scritte (che possono apparire con stratagemmi vari - per esempio, su uno schermo "incastonato" nello specchio - nella metà superiore dello specchio, di lato rispetto all'altezza del volto; lo schermo dev'essere a sinistra dell'osservatore se l'allievo è destrimane, a destra se mancino). Quindi con un apposito comando l'allievo fa comparire una serie di parole/frasi che vengono anche riprodotte. L'allievo deve ripeterle guardandosi allo specchio - anche diverse volte - e atteggiandosi da vero attore per riprodurre un'immagine dinamica di sé stesso in versione non più L1, bensì L2. In questo modo, l'inconscio dell'allievo inizierà a lavorare per l'allievo stesso, internalizzando una nuova immagine di lui, provvedendo a costruire una sua nuova immagine, che gli permetterà di sentire L2 come parte di sé più facilmente.

NOTE:
1. per le prime volte è bene che l'insegnante sia di fianco all'allievo per insegnargli a "divertirsi" con questa tecnica e ad utilizzarla nel modo più proficuo (la "recitazione" deve tendere alla perfezione e alla cura dei dettagli: tono di voce, sguardo, postura e gestualità...);
2. lo specchiamento può essere abbinato a certe procedure ed esercizi come il gioco dell'attore e il gioco del finto straniero (cfr.);
3. lo specchiamento è davvero efficace se fatto prima di addormentarsi. In tal caso, si può usare uno specchio abbastanza grande, mettendo alle proprie spalle uno schermo collegato ad un lettore DVD/computer in cui si sia inserito il DVD delle serie ideate per questo tipo di esercitazione dal Metodo Helix 4. In tali DVD le scritte sono registrate anche in modo speculare perché possano apparire diritte sullo specchio.

sabato 10 gennaio 2009

Tecnologia e apprendimento

Un discorso specifico merita la creazione di "software" originale e perfettamente integrato nel Metodo Helix 4. Nel nostro Metodo non è essenziale (gli "infanti" imparano ancor oggi la loro lingua perfettamente senza il computer e prima di sapere solo cosa esso sia...), sebbene possa aiutare di parecchio l'apprendimento di un adulto. Ma dipende molto dal tipo di adulto. Non tutti hanno ancora dimestichezza con certi mezzi. E alcuni stanno sviluppando un "rigetto", un specie di allergia psicologica, ai mezzi tecnologici, studiata dalla psichiatria contemporanea. Ad ogni modo, è evidente che la tecnologia offra la possibilità di sviluppare in parte la multisensorialità richiesta dal nostro Metodo, ma soprattutto possa aiutare a fissare sempre meglio il ricordo di quanto appreso, tramite "giochi" scadenzati, che, cioè, si "accendano", si presentino automaticamente sul "computer", sul telefonino, ecc. a intervalli di tempo ottimali e predefiniti. Queste attività scadenzate possono far riutilizzare all'allievo il materiale precedentemente spiegato tra una lezione e l'altra. In breve, si può aiutare la sua costanza nello studio e facilitare la comparsa di risultati apprezzabili dall'allievo stesso, il che aumenterà la sua spinta motivazionale a proseguire in modo attivo ed efficiente. I nostri "software" multimediali - facoltativi (e da eliminare nel caso di persone "allergiche" e insofferenti di questi sistemi) - sono di due tipi: 1. "software" per la presentazione (usato dall'insegnante durante le lezioni) e 2. "software" di appoggio (usato dal singolo allievo, al di fuori della lezione). Il secondo tipo può risiedere in diversi "contenitori", a seconda delle preferenze dell'allievo. Per esempio:
- può essere stabilmente presente su Internet (se l'allievo ha l'abitudine a navigare tutti i giorni),
- può funzionare tramite la posta elettronica (se l'allievo consulta prevalentemente la posta elettronica),
- può funzionare in versione adatta agli IPod.
Invece, è necessario che l'allievo riceva un testo e un CD audio (o equivalenti, come i vari tipi di lettori MP3) che lo guideranno nella pronuncia e nel ripasso. Il canale uditivo (e, quando possibile, anche multimediale) viene utilizzato anche per sfruttare l'apprendimento per via subliminale.

martedì 6 gennaio 2009

Le nostre classi

Per ottenere un cambio del comportamento linguistico (ossia della lingua in cui ci si esprime scorrevolmente), crediamo sia necessario creare un sistema di supporto al cambiamento stesso. Ovviamente tagliato su misura. Qualcosa di simile al "Life Coaching" e ai "personal trainer" dei divi e degli atleti. Nei corsi svolti secondo il nostro metodo non si supera la decina di partecipanti per classe. I vari corsisti sono accorpati in una stessa classe in base alla loro uguaglianza:
1) di livello di partenza,
2) di mete od obbiettivi e
3) di altri parametri psicologici (inerenti i sistemi rappresentazionali, il terreno motivazionale, ecc.).
Anche gli insegnanti sono scelti secondo regole e criteri che tengono conto - tra gli altri - anche degli aspetti psicologici dell'"allenatore" (ossia dell'insegnante) in modo che egli risulti "complementare" ed adeguato per quel dato tipo di classe. In verità, i nostri insegnanti vengono allenati per assumere momentaneamente varie conformazioni e ruoli psicologici per poter servire diverse tipologie di allievi. Un po' come fanno gli psicologi che imparano il linguaggio da usarsi per far sentire subito a proprio agio qualsiasi loro paziente, nonostante la diversità di patologie e di caratteri. Ma forse qualcuno vorrà sapere cosa si intenda per "sistema di supporto"... (creato originariamente il 12.5.2005, h. 19.15, modificato oggi)

venerdì 2 gennaio 2009

Il piacere di sapere di sapere...

E' essenziale far sperimentare all'allievo il fatto che sappia già qualcosa. E' importante non solo sapere, ma anche sapere che si sa. Specie quando si è verso la metà del Corso, e quindi ci si trova in una fase piuttosto delicata perché è già passato del tempo dalle prime lezioni (in cui si è aiutati dall'entusiasmo, quasi sempre presente, che però tende a smorzarsi dopo un po') e resta ancora altrettanto tempo da impegnare nello stesso "lavoro". Perciò, alla fine del Quarto Livello il Metodo Helix 4 suggerisce di dare da leggere un apposito libro (o da visionare un DVD) che contenga praticamente tutte le frasi già incontrate durante il corso. L'allievo scoprirà con sorpresa che i testi di studio erano parti di un racconto (o di un saggio, anche in versione televisiva) più lungo ed articolato, che egli riuscirà a comprendere istantaneamente. La soddisfazione che gliene deriva lo fidelizza nei riguardi del Metodo e gli fornisce ulteriore spinta motivazionale. Anche dopo l'ultima lezione si terrà un incontro dove si vedrà un film (o un documentario) nella lingua studiata, che risulterà immediatamente comprensibile, essendo la sintesi di tutte le espressioni e/o frasi incontrate e studiate durante tutto quanto il corso. Gli scopi di quest'ultimo "regalo" sono: 1. consegnare un DVD (dotato anche di un opuscolo con i dialoghi trascritti) che gli serva da ripasso "indolore" e globale di tutte le parole e di tutte le strutture apprese durante il corso e 2. consolidare la buona impressione nei confronti del Metodo (si fa sperimentare ancora la sua efficacia prima di salutare l'allievo definitivamente).

mercoledì 31 dicembre 2008

La lingua come comportamento (modificabile)

Torniamo a fissare la nostra attenzione sul metodo e diamone qualche altro cenno. Di fatto, partiamo dalla constatazione che imparare una lingua equivale a cambiare un certo comportamento. Consideriamo la lingua un comportamento perché essa è fatta di movimenti fisici, di atteggiamenti corporei, ordinati in sequenze in parte prevedibili (si pensi alla produzione dei suoni con le modificazioni formali delle labbra e guancie, oltreché della postura della mandibola, della lingua e del sistema laringeo). La lingua, inoltre, si manifesta come comportamento perché condivide l'altra peculiarità tipica di ogni comportamento: l'importanza dei fattori psicologici (si pensi all'emotività che può rendere la voce fioca, forte, tremula, ecc., per la modificazione dei "comportamenti" delle varie parti ricordate sopra, oltreché dei movimenti polmonari e di quelli diaframmatici). Orbene, per cambiare un comportamento consolidato - come l'usare certi suoni (quelli della propria lingua madre) - occorre far leva su due punti: a) l'interessamento; b) il divertimento. Non si cambia se non si ha un qualche interesse a cambiare. Né si cambia se non si avverte il piacere di cambiare. Guardiamo ad una serie di azioni considerata più facilmente come comportamento: il fumare (anche il fumare racchiude in sé una serie di azioni, ossia non è un'azione singola: si deve tenere la sigaretta tra due dita con una pressione adeguata, poi la si deve avvicinare alla bocca, le labbra debbono assumere una certa postura e i polmoni devono compiere una inspirazione, mentre l'epiglottide deve venire aperta). Ebbene, si cambierà il comportamento di un fumatore - inducendolo a non fumare più - non solo se stimoleremo in lui l'interessamento verso tale cambiamento (spiegandogli, per esempio, che detta pratica gli è dannosa), ma se anche riusciremo a provocargli un senso di "divertimento", una sensazione di piacere nell'astenersi dalle sigarette. Infatti, quanti fumatori sono convinti dei danni del fumo, ma ciononostante continuano a fumare perché il fumo li "diverte", gli piace? Finché non si tocca anche quest'area psicologica - quella del piacere - sarà ben difficile indurre un cambiamento. Il nostro metodo vuole indurre il cambiamento di tipo comunicativo/espressivo (ossia linguistico) attraverso gli stessi sistemi che facilitano i cambiamenti comportamentali umani in genere. (Creato originariamente il 10.5.2004, h. 19.55, modificato oggi).

martedì 30 dicembre 2008

Un metodo glottodidattico serio...

Tornando ai discorsi più filosofici, tiriamo le fila a proposito del nome di questo blog! Il "mito" della Torre di Babele ci suggerisce che Uomo, Sacro e Linguaggio sono, a livello profondo, interconnessi ed interdipendenti. Fanno sistema. E' l'Uomo che parla. Ed anche Dio parla: a ciò che deve ancora creare (e lo crea proprio parlandone...) e all'Uomo stesso. Dunque, l'Uomo fa esperienza del Sacro attraverso la Parola che Dio gli rivolge per intessere con lui un rapporto. Questo è quanto l'Uomo sente e ha descritto. Peraltro, anche l'Uomo usa la Parola per relazionarsi col Divino, creando formule e rituali in cui spesso arriva a descrivere minuziosamente persino cosa vada detto ed anche come tali parole "stabilite" vadano pronunciate (a bassa voce e segretamente da parte del solo celebrante, a voce alta e in maniera udibile, a voce alta e con tutti i partecipanti, sotto forma di canto, a ripetizione, senza ripetere e avanzando linearmente...). Ecco perché un metodo glottodidattico serio - e, comunque sia, il nostro - guarda a questi tre poli e non tralascia mai di considerarli. Uomo, Sacro e Linguaggio! Se si fa crescere, se si stimola un essere umano (o meglio l'essere "umani" ovvero la natura specificamente umana che ognuno di noi ha dentro di sé) ad evolvere, inevitabilmente si compirà un'operazione parallela di acuizione della sua sensibilità interiore e della sua capacità di sperimentare la dimensione religiosa dell'esistenza. Al tempo stesso, si renderà più agevole la comunicazione interumana e, dunque, si acuirà pure (si risveglierà?...) l'attitudine - già sperimentata nella propria infanzia - a decifrare i meccanismi di una certa lingua e ad appropriarsene, tanto da riutilizzarla in modo personalizzato ed autonomo. Infatti, l'Uomo Iniziato - interiormente evoluto - non solo usa il Linguaggio, ma ha la forza di forgiarlo, di innovarlo senza stravolgerne la natura, ma piuttosto facendo come emergere ciò che era già lì da sempre, ciò che tutti i parlanti quella stessa lingua riconoscono come nuovo eppure come immediatamente comprensibile e coerente con la logica, la struttura più profonda di quella certa parlata. Si potrebbe persino supporre che più che invenzione sia solo scoperta di parole od espressioni da sempre esistite - anche se non ancora utilizzate - e da tutti conosciute (e quindi riconoscibili) - anche se ad un livello inconscio, o meglio superconscio. L'Uomo Iniziato ha la capacità di far risalire a galla le "antiche lettere" celate nell'immane flusso delle lettere ordinarie che costituiscono i nostri mille, banali discorsi d'ogni giorno. E si scopre "poeta", anche se non usa le rime. In tal senso, diventa (si scopre?...) Sacerdote che, al di sotto delle ripetitive apparenze - per quanto complesse e raffinate - dei meccanismi comunicativi, riesce a scorgere prima e meglio degli altri la natura divina di quanto viene pronunciato. Sacerdote che può dire agli altri la Parola Divina, perché è capace di avvertire il Divino sotto la scorza degli imperfetti sistemi comunicativi umani. La Torre di Babele - con tutti questi suoi richiami filosofici e religiosi - vuol proprio costituire l'icona ideale di un metodo che parta dall'Uomo e dalla sua apertura al Sacro per arrivare al Linguaggio (o che parta dallo studio di un Linguaggio per far toccare con mano la propria natura spirituale ed arrivare alla (ri-)costruzione dell'"Uomo"?...). (creato originariamente il 26.4.2004, h. 19.48, modificato oggi)

sabato 13 dicembre 2008

"Umanità" del Metodo Helix 4

Allora, imparare un'altra lingua può essere anche un percorso iniziatico. Non soltanto un esercizio per rallentare l'invecchiamento cerebrale o un modo per avere qualche punto in più per l'assegnazione di un posto di lavoro. Il nuovo sistema glottodidattico che è allo studio utilizza conoscenze e strategie di tipo neuropsicologico per migliorare il ricordo dei termini e della loro pronuncia ed inoltre per accelerare l'acquisizione delle funzioni e delle strutture grammatico-sintattiche della nuova lingua. Tale sistema non fa sconti sull'aspetto linguistico che viene insegnato in modo certamente integrale, ma diverso - e meno noioso - rispetto ai soli paradigmi tradizionali di declinazioni e coniugazioni. Soprattutto, per chi lo desidera, detta metodologia offre spunti di crescita e di maturazione personale cosicché lo studio della nuova lingua diventi esperienza "umana" e non solo un'esercizio di memorizzazione, in tutto simulabile da un qualsiasi "computer". E' ovvio che l'allievo riceverà le sollecitazioni in modo apparentemente casuale e sicuramente non "pesante". In altre parole, tutti i discorsi qui reperibili rappresentano il "dietro le quinte" del nostro sistema, che dev'essere obbligatoriamente conosciuto solo da chi voglia fare il docente secondo il nostro metodo, ma che non è necessario che sia sondato dall'allievo. Insomma, il nostro metodo ha uno sguardo complessivo del fenomeno Uomo, del fenomeno insegnamento/apprendimento e del fenomeno lingua. E proprio perché è frutto di una sintesi ad ampio spettro, il nostro sistema produce risultati rapidi, con minore fatica, persistenti (ovvero duraturi), e relativi ai più svariati ambiti del proprio essere. Per esempio, alcuni che l'hanno seguito a livello sperimentale hanno anche migliorato inconsapevolmente la propria capacità a memorizzare numeri e parole della propria lingua madre come pure di altre lingue che hanno voluto imparare successivamente da soli. Altri hanno riacquistato involontariamente una maggiore stabilità emotiva che ha fatto loro smettere l'assunzione di ansiolitici per dormire. Altri ancora si sono ritrovati capaci di capire gli altri (e d'altronde, cos'altro è un corso di lingue se non un imparare ad esprimersi e a comprendere un'altra cultura?...), sviluppando atteggiamenti più evoluti di compartecipazione al destino altrui. Tutto ciò senza mettere in discussione i credo personali di nessuno. Ripetiamo che si tratta solo di spunti, di stimoli, di sollecitazioni, mai di coercizione. Neppure a volerlo, neppure con l'ipnosi, si può modificare gli atteggiamenti e i convincimenti di fondo di una persona che non lo desideri. E questo, per ben noti meccanismi di autoprotezione, detti dinamiche di difesa. Anzi, spesso anche chi vuole modificare qualche lato di sé si può accorgere facilmente quanto gli sia difficile farlo. Pensiamo a chi vuole smettere di abbuffarsi ogni volta che si avvicina a del cibo e non ci riesce. Pensiamo a chi vuole smettere di fumare e non ci riesce. E pensiamo a chi si accorge di essere troppo sensibile, troppo vulnerabile, tanto da bloccarsi durante un esame eppure non riesce a cambiare tale sua "piega" mentale. Dunque, chi non vuole crescere, chi vuole solo conoscere una nuova lingua si ritroverà capace "solo" di parlare una lingua in più. E chi è pronto per o è alla ricerca di qualcosa di più probabilmente scorgerà anche degli strumenti per trovare - a modo suo - qualcos'altro. Scoverà altre tracce, tracce in più delle "antiche lettere" che gli permetteranno di ricuperare pezzi in più della propria ricchezza originaria, di avvicinarsi alla grande meta di ognuno, al "Sacro Graal" della propria realizzazione personale. In verità, quando spieghiamo questo aspetto insolito del nostro metodo alcuni danno segni di preoccupazione... (creato origginariamente il 16.3.2004, h. 18.37, modificato oggi)

venerdì 31 ottobre 2008

Introduzione alla pronuncia della nuova lingua

Bisogna distinguere:
A) tra lingue che usano un alfabeto sostanzialmente simile a quello dell'allievo (tipo un italiano che vuole studiare il francese, il turco, o l'esperanto) e
B) lingue che usano alfabeti radicalmente diversi da quello dell'allievo (tipo un italiano che vuole imparare il russo, il greco o l'arabo).

Esaminiamo le nostre metodiche per introdurre l'allievo alla pronuncia di una lingua di tipo A.

Un sistema è "il gioco dell'attore".
In fase preparatoria, consiste nel focalizzare i suoni diversi dalla lingua dell'allievo (L1) e, quindi, cercare parole brevi, utili e formate soprattutto da suoni già presenti in L1 che, però, contengano tali suoni nuovi. Si proporranno quindi delle serie di parole ed ogni serie conterrà sempre e solo un suono nuovo rispetto a L1. Il significato delle parole potrà essere indicato, ma non è essenziale (così potrà concentrare tutta la sua attenzione solo sull'ascolto e la riproduzione, senza fornirgli appigli a processi mentali distraenti). Prima, l'allievo dovrà sentire ogni serie - che illustra un solo suono tipico - per 3 volte e poi, la quarta volta, dovrà provare a ripetere ogni singola parola subito dopo l'ascolto (ripetendone pure l'intonazione e cadenza). Si tratta di "recitare", di far finta di essere già un francese, un turco o un esperantista, anche senza capire tutto e bene. Durante le 4 volte, non dovrà vedere la forma grafica della parola in questione (ossia come viene scritta), per non essere indotto a semplificare il suono nuovo secondo gli schemi fonetici già acquisiti. La forma grafica verrà presentata solo dopo aver raggiunto un'imitazione sufficientemente accurata del suono nuovo.

Un altro sistema è "il gioco del finto straniero".
Regola: storpiare le parole di L1 come farebbe una persona della lingua che si vuole imparare, tipo leggere l'italiano come farebbe un tedesco o un inglese (se si studia una di tali lingue, ovviamente). Anche qui si devono preparare delle serie distinte per ogni suono nuovo che si deve apprendere. Ogni serie conterrà quella lettera - o gruppo di lettere - che va pronunciato in modo "nuovo".

NOTE GENERALI:
1. Ognuno di questi giochi deve offrire le serie in questione accostate in un modo particolare e cioè per contrasto tenendo come punto di riferimento la sensibilità tipica di chi parla L1. Per esempio, studiando l'inglese, un italiano dovrà ricevere una serie che faccia provare il suono "u" presente nella parola "put", subito dopo una serie che faccia provare la "u" della combinazione inglese "oo" e, infine, quella della "w" (tutti questi suoni inglesi suonano - erroneamente - sempre simili alla nostra "u" per l'orecchio di un italiano medio, ma costui dev'essere "rieducato" da questi confronti ravvicinati a non sentirli uguali e a riprodurli diversi egli stesso). Il modo in cui accostare per contrasto le serie sarà doppio: I) prima, un'intera serie completa e omogenea e poi l'altra/le altre e II) la prima parola della prima serie, poi, subito dopo, la prima parola della serie successiva e così via per altre eventuali serie similari. Insomma, con questa seconda modalità si accostano e confrontano in modo molto ravvicinato - e, quindi, più percettibile - tutti i suoni apparentemente simili.
2. Ogni serie deve avere lo stesso numero di parole delle successive serie legate fra loro per contrasto (abbiamo riscontrato che la simmetria, in questo caso, incrementa la sensazione di confronto e, per analogia, induce una maggiore attenzione anche alle "sottili" differenze). E' inutile superare 7 parole a serie.
3. Dopo essere riuscito a riprodurre i giusti suoni, ogni parola - anche quelle italiane del gioco del finto straniero - deve essere accompagnata anche dalla trascrizione fonetica per facilitare l'autonomia dell'alunno che, così, saprà come pronunciare anche parole nuove grazie alla semplice consultazione di un dizionario (tutti i dizionari presentano la trascrizione fonetica).
4. L'introduzione alla pronuncia della nuova lingua è un'attività extracurricolare obbligatoria e va considerata propedeutica al corso vero e proprio.
5. L'ordine di presentazione di questi due giochi non è indifferente. Non indichiamo l'ordine che abbiamo appurato essere più efficace.